In estasi come un bambino

“appunti di viaggio”

Alla fine ne contammo 20, quel giorno eravamo solo in quattro e bevemmo 20 caipiriñha ma certamente non è delle inenarrabili conseguenze che scriverò. Fu così che quando i miei amici ordinarono il “penultimo giro” su una spiaggia di Salvador de Bahia, perché, come dice il mio amico Paulo Jacomossi (sempre lui), grande maestro, nella vita non bisogna mai dire l’ultimo ma sempre il penultimo rimasero tutti stupiti del fatto che io, dando fondo alle poche risorse rimaste della mia coscienza, ordinassi un açai e quasi mi derisero scoprendo che non si trattava di un cocktail bensì di un sorbetto.


Lo mangiai con la solita voglia, in estasi come un bambino, sporcandomi e leccandomi le dita.
Sulle spiagge di Salvador de Bahia si incontrano venditori di ogni genere di cibo e bevande: spiedini di formaggio arrostito, gamberetti in salamoia, noccioline, birre, anacardi gelati e tantissimo altro ancora e noi quel giorno non ci facemmo mancare proprio nulla. Inoltre ci sono quelli che ti fittano l’ombrellone e le sedie che hanno le adesioni giuste per portarti di tutto, dalle caipiriñhe appunto, agli açai.
Forse lo stupore dei miei amici derivò proprio da questo: un gambero è un gambero, un formaggio tutti sanno che cosa è ma l’açai proprio non lo conoscevano. Era il 26 dicembre e trascorrerlo in spiaggia fu impagabile; affollatissima, in tipico stile bahiano, in effetti in Brasile si dice che i bahiani amano trascorrere le loro giornate in spiaggia, non hanno per nulla voglia di lavorare ed arrivano sempre in ritardo, al lavoro come ad un appuntamento, sono “atrasadi”.
Dopo qualche caipiriñha quello di cui avevo bisogno era qualcosa che mi facesse ritornare la voglia, la concentrazione e l’energia per lavorare. L’açai era la cosa giusta.


L’açai è una piccola bacca di una pianta che fa parte della famiglia delle palme, cresce in Amazzonia, rosso porpora, ricca di antociani che svolgono la loro azione antiossidante, in grado di contrastare l’invecchiamento prematuro delle cellule e dei tessuti in una maniera 30 volte superiore a quella esercitata dal vino rosso, ma altresì ricca di vitamine fibre e minerali. Con questa bacca si produce un sorbetto che i brasiliani lo mangiano con i cereali (a granola), il latte in polvere o il latte condensato e la banana. Il sapore ricorda quello dei nostri gelsi. È energia allo stato puro, “una delizia”, come dicono loro, un concentrato di vitamine e calorie che ha l’effetto stupefacente di mettere di buon umore, i medici lo consigliano alle donne in stato interessante o alle persone con carenze o disturbi dell’ alimentazione. L’apporto calorico che riesce a dare è notevole ma la cosa più interessante è che l‘açai è incredibilmente buono.
C’è una parola in portoghese, intraducibile, che esprime un sentimento misto di nostalgia e di dolore, di mancanza della propria terra, di qualcuno o qualcosa: “Saudade”. Quando penso a quei posti la mia saudade più grande è sempre per una bella coppa di açai, magari mangiandola guardando il mare e pensando alla mia di casa

Il sole batteva forte quel giorno e il mio sorbetto si scioglieva inesorabilmente sotto il sole di Salvador de Bahia mentre lo mangiavo con la solita voglia, in estasi come un bambino, sporcandomi e leccandomi le dita seduto sotto quell’ombrellone, ma ancora non potevo immaginare che da quel giorno in avanti non avrei mai più mangiato açai da solo, ma sempre in compagnia.

 

Davide Campaniello
Sommelier Msc crociere 

@cio.sommelier

 

 

 

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