Il Vino nel cuore di un Pittore

​Come diceva Rembrandt “Senza l’atmosfera il dipinto è nulla” e quale miglior modo  per crearla se non quello di associarla al vino?
Il viaggio di oggi ci porta appunto a congiungere questi due mondi: quello della pittura e quello del vino, parleremo di Michele Sabatino pittore ed architetto nasce nel 1967 e ad oggi vive tra Rimini, Castellammare di Stabia e Verviers (Belgio).
Ha esposto a Waimes in Belgio con un buon successo da parte della critica e dei giornali locali.
Nel 2010 espone due volte a Roma, a Barletta dove ha ricevuto il conferimento speciale “premio De Nittis” che ha confermato ed aumentato l’interesse nei suoi riguardi da parte del pubblico e della critica.
Nel 2011 dopo una collettiva itinerante tra Napoli, Portici e Varcaturo, egli espone a Napoli nel mese di maggio assieme a Nunzia Zambardi e riceve nello stesso mese un premio in Sicilia come secondo classificato nell’ambito del II Premio Internazionale Europclub a Messina.
A luglio si classifica primo nell’ambito del III Premio Internazionale Europclub a Messina nella sezione pittura estemporanea.
Nel 2012, a conferma dell’interesse internazionale per la sua arte espone a Verviers in Belgio in una duplice personale.
Nel 2013 espone all’inizio dell’anno a Palma Campania in una personale molto curata dal titolo “un amore al caffè” e alla fine dell’anno per la prima volta a Castellammare di Stabia, sua città natale in una personale dal titolo “Viaggi pittorici di uno stabiese”.

Personaggio dall’animo sensibile, dalle apparenze cordiali e riservate, ci mostra i suoi quadri con accurata e appassionata disponibilità, senza tecnicismi anzi dettagliando ogni scelta di colore o figura con toni e modalità che non possono non intrigare chi non è avvezzo alla pittura se non per mero gusto individuale.

Alla domanda perché un’artista si spinge verso il rapporto con il vino? Cosa c’è tra una pittura e un bicchiere di vino? lui risponde così:
​”Un interrogativo affascinante, le due categorie sono in realtà collegate: il vino come entità in grado di aprire le valvole della sensibilità umana e l’arte come motore dei sentimenti e dell’anima in grado di sviare il normale percorso razionale. Esporre le mie tele all’interno di un’enoteca è stato per me un immenso piacere, proprio per avere un rapporto più aperto tra l’osservatore e l’opera d’arte, quindi in grado di relazionarsi in maniera più empatica e per questo motivo in grado di accrescere quel rapporto profondo ed intimo che un individuo dovrebbe nutrire nei propri confronti e con una tela, dunque, in grado di fare da tramite. Soprattutto quando le pitture con temi introspettivi, di un linguaggio comune, universale, estraggono messaggi captati dal proprio interno. L’amplificazione del proprio ego, una delle caratteristiche del vino, rappresenta un volano importante per la caduta seppur momentanea di certe barriere difensive così necessarie durante la vita quotidiana.
Il vino è convivialità, l’arte, invece, messaggi veri attraverso una rappresentazione distorta, dunque un animo predisposto come quello di un bambino è naturalmente più capace di recepire certi input, ovvero l’incontro di due mondi apparentemente diversi, ma in grado di stabilire una connessione profonda. Per questo l’abbinamento vino e cultura, come espressione di rimandi, come un gioco di specchi, sembrava essere l’ennesima elucubrazione di qualche intellettuale; però attraverso queste esperienze dell’arte in enoteca il riscontro di un rapporto diverso, più sensibile da parte dell’osservatore nei confronti dell’opera d’arte è divenuto realtà ogni volta come un’accensione di alcune luci interiori spente, un mondo intimo che in realtà dovrebbe avere sempre i fari in funzione.”
​Un vissuto molto intenso, personale e travagliato, che non può non risentire della precarietà quotidiana, così drammaticamente attuale ai nostri giorni, sia socialmente che dal punto di vista sentimentale. Colori e forme illustrano percorsi interiori, con tono talvolta fiabesco se non poetico, in un narrato pittorico molto vivace e movimentato ma che non travolge lo spettatore.

Sabatino, come si legge nella efficace introduzione redatta da Massimo Maravalli, giornalista di Profili d’Italia, ”per il momento non è catalogabile in nessun ismo e, come da lui stesso dichiarato in alcune interviste, si può definire un neoespressionista astratto“. Le sue opere denunciano non solo una affabulata e variegata cultura pittorica, ma anche la sofferenza talvolta personale per le pesanti materialità del mondo di oggi e il desiderio di un mondo se non più poetico, umano.

 

Giovanna Caliulo

@Cio.sommelier

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